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CD-i
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Il mwfqCD-i (conosciuto anche come mwfgCompact Disc Interactive o mwfwPhilips CD-i) è un mwgalettore multimediale, anche mwgqconsole per videogiochi, sviluppato e commercializzato dalla mwggPhilips tra il mwgw1991 e il mwha1998.
Il nome si riferisce anche allo standard di memorizzazione utilizzato dai mwhgCD riprodotti dal lettore. Lo standard viene specificato nel mwhwmwiaGreen Book co-sviluppato da mwiqSony e Philips nel mwig1986.
Da tempo ci si aspettava che il CD diventasse prima o poi il supporto di riferimento in campo videoludico, e con l'introduzione del CD-i sembrava che ciò si stesse verificando. Tuttavia la vera affermazione del CD arrivò soltanto a metà anni '90 con la mwjaPlayStation, mentre il CD-i ebbe una storia travagliata e fu uno dei peggiori fallimenti hardware dell'industria videoludica.cite-ref-3[3]
Contents
• Storia
• Note
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Storia
In quanto colosso dell'audio-video, che aveva anche avuto un ruolo fondamentale nell'invenzione del Compact Disc, la Philips si trovava in posizione favorevole per tentare l'impegnativa introduzione di massa di un sistema multimediale di questo tipo, sebbene l'azienda non avesse una presenza radicata nel settore videogiochi.cite-ref-rgmp64-1-1[1] Il primo lettore CD-i venne presentato da Philips nel mwma1991 e messo in vendita negli Stati Uniti il 3 dicembrecite-ref-rgmp64-1-2[1], al prezzo di 400 mwnqdollari. Il lettore era in grado di leggere dischi in formato CD-i, mwngCD Audio, CD+G, CD karaoke e mwoaVideo CD, sebbene la lettura di questo standard richiedesse l'acquisto di una scheda di decodifica mwoqMPEG-1 opzionale (Digital Video Card - DVC), necessaria anche per determinati videogiochi.
Pur non essendo la prima console ad andare mwowonline, il lettore fu innovativo anche nel proporre il servizio CD-Online, lanciato nel mwpaRegno Unito nell'ottobre 1995, che forniva un vero e proprio mwpqbrowser per mwpgInternet, richiedendo però un apposito accessorio, la scheda DVC, e un abbonamento mensilecite-ref-rg32p43-4-0[4].
La console venne prodotta in svariati aggiornamenti da un consorzio di produttori davvero impressionante: mwraMagnavox, mwrqLG, Digital Video Systems, mwrwMemorex, mwsaGrundig, mwsqSony (che ne produsse una versione portatile detta mwsgIntelligent Discman), mwswKyocera, NBS, Highscreen e mwtqBang & Olufsen (che commercializzò, nel mwtg1996, un televisore con un sistema CD-i integrato).
Tuttavia fece fatica a raggiungere una certa diffusione nel mercato e a tutt'oggi viene considerato tra i più grandi flop del settore videoludico; la causa principale, fin dai primi tempi, può essere vista proprio nella scarsità di software videoludico pubblicato per il sistemacite-ref-rgmp64-1-3[1]. Sebbene fosse supportato da una grande azienda quale Philips, i team di sviluppo dei videogiochi semplicemente non avevano una vera e propria formazione da game designer. Lo scarso successo del dispositivo causò danni economici e di immagine alla Philips, influenzando negativamente anche la collaborazione con la mwwaNintendo per il mai realizzato mwwqSNES CDcite-ref-rgmp64-1-4[1].
Dal fallito accordo con la Nintendo, la Philips guadagnò comunque i diritti a realizzare per CD-i alcuni videogiochi delle serie di enorme successo mwxwmwyaMario e mwyqmwygZelda, ma la preziosa occasione non fu ben sfruttatacite-ref-rgmp64-1-5[1]. Nel 1993-1994 uscirono mwzwmwaaHotel Mario e tre spin-off di mwaqZelda, ma sviluppati in fretta da squadre occidentali con risultati deludenticite-ref-rgmp65-2-3[2].
Dal mwbw1994 al mwca1998 Philips continuò la produzione CD-i tramite dei cataloghi indirizzati direttamente verso i privati, con le serie 200, 400 (munite di un joypad più comodo), 300 (dei CD-i portatili con schermo lcd) e 600, questi ultimi dei lettori con disk drive professionali per programmatori; alcuni modelli erano distribuiti da mwcqGoldstar.
Cause del fallimento
Il sistema arrivò sul mercato con forte ritardo per problemi tecnici dello sviluppo, infatti nei primi progetti della Philips sarebbe dovuto uscire nel 1988. L'introduzione di una console a CD poteva essere innovativa, ma uscendo nel 1991 si ritrovò battuto sul tempo dal mwdgPC Engine con lettore CD-ROM², e altri concorrenti erano usciti o uscirono poco dopo, come mwdwCommodore CDTV e mweaSega CDcite-ref-5[5]. Il CD-ROM stava diventando uno standard anche sui computer PC e Mac, con potenze di calcolo crescenti. Il CD-i rimase invece sulle specifiche del 1987 per i CD e utilizzò un processore datato, della famiglia del mwfq68000. Gli sviluppatori andarono incontro a molte difficoltà e limiti tecnici. Ad esempio l'audio è soltanto di tipo CD, quindi anche il più semplice effetto sonoro andava registrato come traccia CD, e per la sovrapposizione anche di due soli canali servivano complessi espedienti di mwfgmissaggio via softwarecite-ref-rg32p43-4-1[4].
I primi giochi furono perlopiù lenti e poco interessanti. Al lancio del CD-i negli USA, molte postazioni dimostrative nei negozi mostravano mwhaJigsaw, un gioco di mwhqpuzzle, perché non ce n'erano altri disponibili. Le cose migliorarono solo verso il 1993, con giochi più stimolanti come mwhgAlien Gate e mwiaSteel Machine. Secondo Dale DeSharone, uno dei principali sviluppatori per CD-i ingaggiati inizialmente, la Philips non considerava il sistema dedicato al mercato dei videogiochi, ma piuttosto al mercato educativo. Tra i titoli di lancio, educativi come mwigTreasures of the mwiwSmithsonian avevano mwjabudget di sviluppo multimilionari, mentre giochi come mwjqLaser Lords erano intorno a 700.000$. Dopo il lancio invece ci si rese conto che solo i giochi vendevano in modo rilevante. La strategia di mercato non fu ben indirizzata, i consumatori erano confusi su cosa stavano comprando, e il prezzo alto non aiutavacite-ref-6[6].
In pratica, anche con i giochi più evoluti, il sistema poteva apparire più costoso e meno potente perfino di un mwkwMega Drive. Era anche limitato dai due soli pulsanti di azione sul controller, poi aumentati su modelli successivi. La possibilità di vedere mwlaVideo CD era innovativa, ma richiedeva il costoso accessorio Digital Video Card, necessario anche per alcuni giochi. Infine la mwlqdistribuzione del CD-i, al di fuori dei Paesi Bassi e soprattutto negli USA, non fu buona. Nel complesso il CD-i era un buon sistema quando dotato di DVC e quando finalmente arrivò del software decente, ma non aveva speranze contro concorrenti più avanzati e più economicicite-ref-7[7].
Videogiochi
Il catalogo di titoli per CD-i fu ampio, ma costituito in buona parte da prodotti di mwnqedutainment e titoli di scarso interesse, comunque non mancarono videogiochi degni di notacite-ref-8[8]. Nel complesso i giochi furono circa 200cite-ref-9[9].
Secondo una selezione fatta dalla rivista mwpwmwqaRetro Gamer, i dieci più grandi giochi per CD-i sono mwqqThe Apprentice, mwqwPlunderball, mwrqPac-Panic, mwrwmwsaHotel Mario, mwsqmwsgBrain Dead 13, mwswBurn: Cycle, mwtqRam Raid, mwtwMutant Rampage: Bodyslam, mwuqSecret Mission, mwuwmwvaLink: The Faces of Evil/mwvqmwvgZelda: The Wand of Gameloncite-ref-10[10]. mwwwRetrogame Magazine cita l'importanza di mwxamwxqInca, mwxgBurn: Cycle e mwxwmwyaLost Eden nel promuovere i giochi in stile film interattivo che proliferarono nella prima metà degli anni '90, e la validità dei titoli convertiti da altri sistemi mwyqmwygThe 7th Guest, mwywmwzaMyst, mwzqmwzgDefender of the Crown, mwzwmw0aLemmings, mw0qLitil Divilcite-ref-rgmp65-2-4[2].
Note
cite-note-rgmp64-11. mw5wmw6aRetrogame Magazine 1,mw6g p. 64.
cite-note-rgmp65-22. mw9gmw9wRetrogame Magazine 1,mw-q p. 65.
cite-note-33. ↑ mw-qmw-gRetrogame Magazine 1,mwaqa p. 63.
cite-note-rg32p43-44. ↑ mwaqymwaqcRetro Gamer 32,mwaqk p. 43.
cite-note-55. ↑ mwaq0mwaq4Retro Gamer 32,mwara p. 42.
cite-note-66. ↑ mwarqmwaruRetro Gamer 32,mwarc p. 44.
cite-note-77. ↑ mwarsmwarwRetro Gamer 32,mwar4 p. 45.
cite-note-88. ↑ mwasimwasmRetro Gamer 32,mwasu p. 48.
cite-note-99. ↑ MobyGames, mwaskgamaplace.jp mwasoArchiviatomwass il 27 giugno 2021 in mwaswInternet Archivemwas0., mwas8GameSpot.
cite-note-1010. ↑ mwatmmwatqRetro Gamer 32,mwaty pp. 46-47.
Bibliografia
Riviste contemporanee
• citeref-the-games-machine-52Il CD diventa interattivo (JPG), in The Games Machine, n. 52, Milano, Xenia Edizioni, aprile 1993, pp. 110-113, OCLC 982486891.
• citeref-mcmicrocomputer-119PlayWorld speciale CD-i Philips (JPG), in MCmicrocomputer, n. 119, Roma, Technimedia, giugno 1992, pp. 202-204, ISSN 1123-2714.
• mwat8CD-I: un rivale potenziale per il PC, in PC Review, n. 4, EMAP/Studio Vit, ottobre 1992, pp. 28-29.
• mwaueCD-i Magazine, n. 1, Xenia Edizioni, aprile 1995, OCLC 955714052.
Riviste retrospettive
• citeref-retrogame-magazine-1Philips CD-i - Il muto profeta della rivoluzione digitale, in Retrogame Magazine, n. 1, seconda serie, Cernusco sul Naviglio, Sprea, maggio/giugno 2017, pp. 62-65, ISSN 2532-4225.
• citeref-retro-gamer-32(EN) Retroinspection: Philips CD-i, in Retro Gamer, n. 32, Bournemouth, Imagine Publishing, dicembre 2006, pp. 40-49, ISSN 1742-3155.
Manuali
• mwausPhilips CD-i 210, Philips Interactive Media Systems, 1995.
• mwau0Philips CD-i 220, Philips Interactive Media Systems, 1995.
• mwau8Philips CD-i 740, Philips Interactive Media Systems, 1996.
Voci correlate
• mwavmConsole (videogiochi)
• mwavuLettore multimediale
• Categoria:Videogiochi per CD-i
• mwavkWhite Book
Altri progetti
Altri progetti
• Wikimedia Commons
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su CD-i
Collegamenti esterni
• mwawa(EN) Storia del Philips CD-i, su philipscdi.com.
• mwawi(EN) Videogiochi per CD-i, su MobyGames, Blue Flame Labs.